piedaesanzves

giovedì 23 febbraio 2012

This land is NOT my land!!!



Agli albori degli anni '80 giravo con una maglietta bianca senza maniche e con i jeans stracciati perchè avevo una "cotta" per Bruce Springsteen, la cotta si è  trasformata in amore e questo è rimasto immutato nel tempo.
Con Springsteen ho un debito che non riuscirò mai a saldare, non sarei quello che sono se non avessi avuto la sua musica e da tanto tempo sto aspettando il suo disco della "maturità".... ma non è questo.... io continuerò ad attenderlo... perchè so che arriverà...
Non comprerò Wrecking Ball.
Rimarrebbe come un feticcio, incartato nel suo cellophane, in fondo alla fila degli altri dischi.
I bei ricordi rimangono immutati, così come le emozioni che si portano appresso, ma la musica che mi emoziona ora, quella... beh sono costretto a cercarla altrove perchè qui, tra archi, trombe, tastiere, clap hands, urletti, coretti,  batteria sintetica, patchwork e sovra-produzione proprio non mi ci ritrovo... this land is NOT my land!!!

giovedì 16 febbraio 2012

Dark Pony - Suburban Serenade, vol. 1



Le ricette del buon umore di Jon

Ci sono dei dischi che entrano nella mia vita improvvisamente magari arrivando dentro una busta gialla multiball col timbro United States Postage, ci sono dei dischi che inserisco nel MacBook e che dalla prima nota mi infondono uno stato di benessere generalizzato, ci sono dei dischi che sanno apparire nei momenti più impensati e che contestualmente all'aumento della temperatura, al sole che splende in cielo e alla neve che se ne sta andando sono una benedizione divina... e c'è un disco che è tutto questo... Suburban Serenade, vol. 1 di Dark Pony!!! Come abbia fatto e perchè sia arrivato sul mio banco non lo so, sta di fatto che il solo farlo partire mi ha fatto sentire più giovane di 20 anni... è stato come stappare una Bud ghiacciata in una torrida giornata estiva, il rumore del tappo che lascia uscire il gas, la schiuma che scende, il profumo del luppolo l'eruzione delle papille gustative ed il sollievo per la gola secca... Avevo bisogno di una sorsata di musica fresca, frizzante e dissetante avevo bisogno di Dark Pony e non lo sapevo ...loro o qualcuno per loro, probabilmente si... esiste un dio  o un santo protettore della musica io l'ho sempre detto. Nel rock e nel pop è stato scritto e detto ormai tutto, fortunatamente possono essere scritte ancora delle gran belle canzoni e qui ce ne sono ben 12! Il disco è stato auto prodotto e registrato nel piccolo studio casalingo di Jon Herchert frutto anch'esso di una concomitanza miracolosa di fatti. Jon venne chiamato da Jonny Lang a sostutuire alla chitarra ed ai cori Reeve Carney per il suo tour, alla fine di questo, Jon sentì esplodere qualcosa dentro di se, quel qualcosa erano queste 12 potenti pop-songs. Il nome Dark Pony è per onorare la memoria del padre di Jon che durante il conflitto nel Vietnam è stato pilota di elicotteri nell'unità Dark Horses... le canzoni hanno un comune denominatore, la incredibile freschezza, arricchite da cori pedal e lap steel, dobro, tastiera su una solida base di basso , chitarra e batteria. Ascoltare Ludicrous è come aprire la persiana di una finestra alla mattina appena alzato ed essere colpito dai tiepidi e bassi raggi del sole che sta nascendo, socchiudo gli occhi e mi lascio abbracciare dalla magia di questa canzone. Turnaround è una calda doccia tonificante, le note che mi scorrono addosso come schiuma soffice e l'acqua che porta via qualsiasi triste pensiero predisponendomi a tutto con il sorriso stampato in volto. Shadow è lenta ed avvolgente come un morbido accappatoio appena stirato che odora di ammorbidente, lisergica, quasi psichedelica è proprio simile a quella sensazione di rilassatezza che insorge appena dopo una doccia bollente. Hey ma è trascinante e contagiosa, ha l'odore del caffè appena fatto e il sapore di un cinnamon roll caldo, ti si scioglie in bocca come questa canzone ti si scioglie e appiccica addosso e non ho assolutamente nessuna voglia di scrollarla via per tutto il giorno. Dog è come uscire di casa pronti ad affrontare una nuova giornata, l'aria ancora fresca della mattina che accarezza il viso, i rumori familiari ed il paesaggio conosciuto, rassicurante e benaugurante. Someday baby è una calda e luminosa ballata chitarristica dominata dalla presenza di una languida pedal steel, ottima per prendermi una pausa seduto su di una panchina, abbandonato totalmente alla sua melodia, a osservare la vita che mi scorre accanto come in un film muto! It's over è ancora chitarra e pedal, tenera compagna di cammino per le strade affollate di gente, sorrido come un ebete per quanta dolcezza questa canzone riesca a infondermi. Afraid to love regala contagiosi germi di r'n'r, così altamente contaminanti, che vengo pervaso da una gran voglia di ballare, come all'interno di un film Bollywoodiano, sulle gradinate che mi trovo innanzi. L'euforia viene tamponata tempestivamente da Shallow, influenzata da echi beatlesiani e dalla onnipresente stupenda pedal steel così calda e solare che mi viene voglia di assaporarla in riva al mare a guardare le onde che si infrangono e si ritirano sulla sabbia che rispecchiano appieno l'andamento delle emozioni profuse da questa canzone. Kids these days è puro power-pop e va presa così... puro ludo divertissement, cammino da scemo e mi dimeno e rido!!! Today è una canzone da ritorno a casa dopo una giornata di lavoro e di impegni, dolente e ipnotica mi porta a osservare il buio che arriva, ma un buio buono, come una mano di un babbo sulla spalla che ti accompagna a casa da scuola quando sei bimbo. Wake up, come dice il titolo stesso, mi invita a ricominciare, il ciclo è finito e si ricomincia con la stessa gioia e simpatia. al termine spingo il tasto repeat e riparto. Bella questa scelta, un inizio all'ultima canzone, una continuità totale, assoluta, un ciclo continuo di canzoni che possono girare e rigirare all'infinito regalando pace e amore. Suburban Serenade, vol. 1 è un disco che risplende di luce propria, l'unico impegno che richiede è quello di ascoltarlo aspettandosi solo delle buone vibrazioni e quelle... se ci porremo all'ascolto con l'animo del fanciullino pascoliano, arriveranno copiose come i sorrisi che ci troveremo stampati in faccia. La primavera si avvicina e con i Dark Pony è come se fosse già arrivata.

sul sito http://www.darkponymusic.com/ si possono trovare interessanti ricette di cucina, soprattutto quella delle Meatballs che Jon prepara in questo video:

mercoledì 15 febbraio 2012

Cesare Carugi - Here's To The Road



Le strade secondarie di Cesare

Tra Marina di Cecina ed Austin, in un luogo che non esiste sulla carta geografica... è li che si trova Cesare Carugi, suoni puliti, voce che non tradisce la provenienza nostrana e 11 songs che regalano grandi momenti di musica. Cesare è uno di noi, compagno di cammino nostro e di tutti i musicisti che lo assecondano in questa sua opera prima sulla lunga distanza. Il disco ci porta a percorrere strade musicali conosciute ma non scontate perchè oltre gli echi del passato Cesare aggiunge quel tanto di suo che rende queste 11 canzoni uniche e ci portano a scoprire un Carugi sound che rende l'ascolto veramente interessante, ma veniamo alle 11 tracks!!!
Too Late to Leave Montgomery è fuori dal tempo, calda, assolata, nella sua semplicità sostenuta dalla grande pedal steel di Gianni Gori e e quel riff di chitarra che potrebbe rimbombarmi in testa per giorni e ricordarmi i Little Feat e farmi mangiare polvere rossa... grande inizio e in questo caso il buongiorno si vede dal mattino! London Rain ha quel tanto di brit sound che richiede il titolo ed è come ritrovarmi seduto sullo strapuntino di un Black Cab che viaggia sotto la pioggia tra Piccadilly Circus e Regent Street e vedo passare davanti agli occhi gente, negozi e rossi bus muoversi in slowmotion. Blue dress è una ballata notturna, mi ritrovo a camminare in strade secondarie immerse nella nebbia illuminate dalla gialla luce fioca dei lampioni, penetrante e tagliente come poche. Goodbye Graceland rialza il ritmo, in bilico tra Londra e Memphis, con una inflessione verso i Clash, pezzo da concerto con tanto di clap hands e oh-oh, coinvolgente, fresca ed immediata. Caroline è una delle canzoni che più mi piace, una ballata che lascia con il fiato sospeso che vede come backing vocal la bravissima Giulia Millanta e al violino le meravigliose invenzioni di Fulvio A. T. Renzi, è un rincorrersi di suoni, di note e di voci che mi portano ad emozionarmi e a stupirmi per quante soluzioni, deviazioni ed intrecci riesca a tessere. Dakota Lights & The Man Who Shot John Lennon è una piano ballad lenta e commovente impreziosita dalla presenza vocale di Michael Mc Dermott, una scelta coraggiosa che merita più di un ascolto. There Ain't Nothin' Wrong With Goin' Nowhere ha richiami paisley, ospite è Mike Ballini e la sua chitarra sopraffina, mi riporta alla mente i primi '80 ma comparirà di certo in tante mie playlist da viaggio. Death and Taxes, mi butta addosso il peso di tanti ricordi e tanta nostalgia, una canzone magnetica vicina alla tradizione e alle ballate dei grandi storyteller, canzone sontuosa!!! 32 Springs mi spinge verso atmosfere springsteen oriented, ospite di turno è Riccardo Maffoni, se dovessi scegliere una radio songtra queste 11 tracce, la mia scelta ricadrebbe su questa, grande impatto e grande melodia. Every Rain Comes to Wash It All Clean è la più sporca e ruvida delle canzoni di Here's To The Road, ancora Mike Ballini a giocare con le 6 corde e con le atmosfere blues, bella tesa e con lo spazio per un 'solo' catartico! Chiude il disco Cumberland, cantata insieme a Max Larocca, soffice ballata chitarristica che sembra voler far scorrere i titoli di coda su di una lunga strada diritta che si perde tra gialli campi di grano nel sole di luglio. Cesare Carugi ha portato a convergere dentro questo Here's To The Road tutte le strade percorse in questi anni siano esse quelle che lo hanno portato in giro per il mondo che alla scoperta ed all'ascolto e all'incontro con tanti amici musicisti, ancora una volta mi trovo davanti ad una testimonianza che la musica "americana" vive e pulsa vicino a noi e Cesare e ne è una grande dimostrazione ed un punto di riferimento all'interno di questo panorama musicale, a me molto caro, che sta crescendo e sta portando risultati straordinari.


venerdì 3 febbraio 2012

Miami and the Groovers - Good Things



Ho ri-visto il futuro del rock'n'roll!


Spesso mi capita di pensare che il meglio della  musica, del cinema, dello spettacolo sia lontano da me, dall'Italia, da Rimini e tante volte questo mi porta a negare anche l'evidenza dei fatti! Che i M&TG siano degli amici ha a volte condizionato il mio giudizio sulla loro musica nel bene e nel male. Questa volta ho ascoltato senza pensare chi e da dove... perché tante volte non riesco e vedere il bello e il buono che ho vicino perché troppo impegnato a cercare un ipotetico bello purché abbastanza lontano....mmmhhh... in poche parole... in Italia abbiamo grandi band e bravi rocker diamo loro più spazio, più opportunità e crediamo più in loro perché se lo meritano davvero! Detto questo... ecco ciò che penso di Good Things!!!


Il rock non è morto! Il rock è vivo! Good Things ne è la dimostrazione! Al terzo album, quello della verità, i Miami and the Groovers assestano il loro colpo migliore, la strada che passa tra questi 12 brani è una inarrestabile galoppata attraverso la storia della musica, quella che più ha fatto battere i nostri cuori, le chitarre di Beppe sono delle sferzate incandescenti, il piano e le tastiere di Alessio  illuminano il cammino, la batteria di Marco e il basso di Luca fungono da defibrillatore, poi c'è lui, Lorenzo che ha voluto e cercato tutto questo e noi tutti dobbiamo essergliene riconoscenti perchè qui, vi assicuro, è racchiusa la scintilla preziosa del rock che ha acceso ed illuminato questi fantastici 5 ragazzi, non di Londra, non di Memphis, non di Seattle ...ma di Rimini e lo dico doppiamente con orgoglio! Il disco invoglia ad essere ascoltato "a nastro", tirato dall'inizio alla fine, non molla mai la presa, la tensione è costante la bellezza delle canzoni abbacinante. Cazzo che disco!!!!!!
Tutto ruota in perfetto equilibrio e suona straordinariamente bene e in Walkin' alone mette addirittura i brividi! Ma veniamo ai brani!
Good Things ...è epica!!! chiudo gli occhi e vengo sparato immediatamente a 140 miglia all'ora su di un nastro d'asfalto che mi riempie di nostalgia, euforia e mi mette dentro una gran voglia di gridare a squarciagola con Lorenzo... Good Things!!!  On a night train è il r'n'r!!! quella energia che on the road i M&TG ci hanno sempre trasmesso e che ora, finalmente, sono riusciti a racchiudere in un brano, che è l'essenza della loro (nostra) filosofia di vita!!! Audrey Hepburn's smile, è canzone dal sapore british, un pezzo d'altri tempi, con super  assolo finale...  viene proprio voglia anche a me di perdermi nel suo sorriso e anch'io mi faccio baciare più di una volta da questa song. Sono sempre più immerso nella magia di Good Things ...che viene ora impreziosita dall'atmosfera rarefatta di Cold in my bones... una grande ballata che sembra sospesa nel vuoto fuori dallo spazio e dal tempo...  (Alex Valle al banjio e Antonio Gramentieri alle chitarre) ...sono ancora appeso al suo filo soffice e sottile  quando arriva a scuotermi, improvvisa come un monsone, Burning ground ...che botta!!!! Molto garage!!! Si poga!!! già me la vedo ai concerti... cresce, cresce, cresce ed esplode. Riff di chitarra e un unico pulsare... la vera anima dei M&TG finalmente su CD!!!! Avevo ascoltato 5 pezzi del disco e mi sembravano tutti bellissimi, avevo anche già fatto la mia top five, ma all'aperitivo mancava Walkin' all alone, impossibile rimanerle indifferente, al momento è la mia canzone dell'anno (the perfect song) tutto combacia, tutto è al posto giusto, dal violino di Heather Horton alla voce di Riccardo Maffoni.... meravigliosa, emozionante, trascinante e poi il duetto finale chitarra e violino ... una gioia per il cuore!!! Before your eyes è di quanto più country i M&TG abbiano prodotto fino ad oggi, solare, evocativa e mai scontata e la slide di Alex Valle insieme al piano di Alessio sostiene alla grande tutto il pezzo! Ho finito gli aggettivi per descrivere la bellezza delle canzoni di questo disco e constatarne la sua grande varietà ed ecco giungere il piano che apre Always the same, una incredibile piano ballad chiusa da un sensazionale guitar solo di Beppe, uno di quelli che non vorrei finisse mai! Under control, in bilico tra rock e blues, ha un fascino particolare, tastiere armonica ed un riff di chitarra a sostenerla e soprattutto la voce di Lorenzo "filtrata" regala alla canzone un sound del tutto inedito e accattivante. The last r'n'r band è la classica song old style di M&TG, che nasce come canzone scritta per l' A.C. Rimini, l'unico legame che ho trovato con i precedenti album. Postcards, introdotta da un reading di Israel Nash Gripka, è un'altra grande ballata giocata sui tasti bianchi e neri e sulla languida pedal-steel ancora di Alex Valle.  La chiusura è di quelle che non ti aspetti, We're still alive è irish style (Pogues e Mumford & Son), a dir poco travolgente una degna conclusione di un disco sorprendente!
Cosa dire di più!? I M&TG si sono superati ed hanno dato prova di essere una band solida ben piantata nelle radici del rock, capace di farlo vivere e vibrare grazie alla loro freschezza, spontaneità e passione per la musica. Un disco dalle molteplici facce, riferimenti a Clash, Smiths, Fuzztones, Beatles, Bo Diddley e ancora qualche briciola di Springsteen... un inno al rock, uno di quei dischi che... "in italia se ne sono sentiti pochi!!!" Un grazie di cuore a Lorenzo per le emozioni che ha saputo e voluto regalarci, a tutta la band per aver profuso cuore ed energia e grazie a tutti gli ospiti che con i loro strumenti e le loro voci hanno impreziosito questi 12 brani. I pochi difetti che ho trovato, vengono travolti e nascosti dalla grande musica che sprigiona Good Things. Il disco uscirà l'11 di febbraio. Sono certo che questo Good Things e il tour che ne seguirà, lascerà un segno indelebile in questo 2012 e negli anni a venire!!! Il rock è vivo ed è racchiuso qui!


venerdì 7 ottobre 2011

Musikanto - Sky Of Dresses


Autumn breeze
La chimica che porta ad innamorarsi di un disco credo sia la stessa che porta ad innamorarsi di una donna... certo è che se mi innamorassi di donne con la stessa frequenza con la quale mi innamoro dei dischi mia moglie non ne sarebbe per niente felice, fortunatamente le “cotte” sono solamente musicali ed in questo ultimo periodo ne ho avute veramente tante! L’ultima in ordine cronologico è per Musikanto! mi rendo conto che ultimamente vengo attirato dalle cose semplici, complice forse l'età e l'avvicinarsi dell'autunno... si perché questa musica è di quella che mi suscita voglia di casa, ora che le giornate si accorciano e l'aria diventa umida non trovo niente di più bello che rifugiarmi sul "carpet" avvolto in un morbido pile a riscaldarsi con la musica! Il disco è un contino susseguirsi di sorprese, di aperture e di illuminazioni, mi sento come all'esplorazione di un casale di campagna dove ogni stanza riserva una sorpresa, Blues for Momma è il portico in legno antistante all'ingresso, scricchiolante e con una sedia a dondolo dove cullarsi. Take What You Need è l'ingresso, accogliente con un grande tavolo ed una vetrata che si affaccia sulla vigna sottostante. Every Which Way mi conduce davanti ad una persiana che viene spalancata e richiusa dal vento lasciando intravvedere scorci di una vallata di una bellezza da togliere il respiro che conduce la vista fino al mare. The Ballad of Two Vultures mi porta in una camera dalle pareti colorate di rosa o di arancione a seconda di come vengono sfiorate dalla luce. Awful Mind sono tanti particolari, una mattonella di cotto che si muove, le travi di legno sopra di me e le decine di oggetti e libri dai quali sono circondato in quello che sembra essere un soggiorno fresco e luminoso. La luce fioca di Colors in the Grey crea un particolare gioco di ombre in una delle camere della casa dove mi viene da sdraiarmi sul letto e soffermarmi a fissare il soffitto con la mente completamente sgombra da qualsiasi pensiero. Byzantine è una poltrona di pelle soffice ed avvolgente con un libro aperto appoggiato sopra la seduta, chiudo gli occhi un momento e mi lascio trasportare dalla musica che fluisce calda e copiosa. My Heart Won't Bleed Anymore ha l'odore acre della legna bruciata, sono in una cucina che mi ricorda quella di mia nonna, la stufa economica e la legna accatastata in un angolo. Con Sky of Dresses esco da una porta a vetri che conduce sul retro della casa,  respiro a pieni polmoni l'aria pregna di odore di erba appena tagliata, disorientato ed incapace di capire se si tratta di una sera di primavera o d'autunno. False Wind è polverosa come una soffitta dal tetto basso e spiovente, ricca di ricordi, di cose dimenticate e di altre da buttare anche se non si avrà mai il coraggio di farlo. The Waiting Room mi trova a uscire nuovamente sul portico scricchiolante e mi lascia il tempo per cullarmi sulla sedia a dondolo, i piedi appoggiati alla balaustra e pieno di pace, serenità e riconoscenza per quanta buona musica e buone sensazioni mi abbia offerto questo Sky Of Dresses!

giovedì 6 ottobre 2011

Stay hungry, stay foolish!!


Volevo scrivere qualcosa... ma non ci sono riuscito... perchè il solo guardare il monitor del mio iMac mi ricorda lui, mandare un messaggio dal mio iPhone mi ricorda lui, ascoltare musica dal mio iPod mi ricorda ancora lui e fare la mia trasmissione con il mio MacBook mi ricorda sempre ed ancora lui. Steve Jobs l’ho sempre visto come un fratello più grande che ha saputo dare forma ai miei sogni e ai miei desideri, ora mi mancherà terribilmente, mi sento scemo, ma faccio fatica a smettere di piangere... grazie Steve!

mercoledì 5 ottobre 2011

The Horrible Crows - Elsie


Mea culpa...
Allora... potrei dire "capolavoro", "il nuovo Springsteen è tra noi", unirmi ai cori unanimi che inneggiano questo Elsie ma non ce la faccio proprio così, per la terza volta lo rimetto daccapo... per riascoltarlo, per convincermi che sbaglio. Tutti ne dicono un gran bene... mi ripeto che ci deve essere qualcosa che mi sfugge, qualcosa che non riesco a cogliere, mi resetto e mi predispongo per il quarto ascolto, libero da preconcetti, lasciando che la musica venga a me e mi innondi, senza ostacoli e barriere... salto Last rites e riparto da Sugar. Song ruffiana ma già sentita, la facevano gli U2 neglii anni ’80, suadente ma scontata. La nostalgica Behold The Hurricane rievoca coretti che da qualche anno si odono ai concerti di Springsteen, un richiamo per allodole, riff, bridge e chorus sono quelli scontatamente giusti... Bu-bu-settete o meglio... si potrebbe dire Bob-Bob-Marley!!!  il simil reggae di I Witnessed a Crime è irritante per quanto sia finto!!! Costruzione simile alla precedente (solito bridge, solito schema)! Poi il solito coretto finale alla So lonely di Police!!! Go tell everybody mi è indifferente per costruzione e melodia potrebbe essere una delle centinaia di canzoni degli ultimi 40 anni! Cherry Blossom si trascina lenta, languida e pallosa regalandomi un sussulto ma solo per un inatteso cambio di tono di voce... Ladykiller mi ricorda ancora U2 ma senza pathos, senza un’anima così come Crush che prende la sua ispirazione da tante cose già sentite, anche la voce mi risulta forzatamente roca e i coretti terribilmente commerciali! Mary Ann è l’unica song che mi colpisce, rimane in bilico tra rock e soul e mi lascia buone vibrazioni. L’atmosfera torna a farsi grigia con Black Betty & the Moon che mi riporta alla mente le cose peggiori di Springsteen mentre Blood Loss la dimentico appena il lettore passa alla traccia successiva e nonchè ultima I Believe Jesus Brought Us Together dove torna a far capolino l’ombra di U2 e alla loro ombra la canzone resta... Io ce l’ho messa tutta ma Elsie non mi ha acceso quella scintilla. Non so che dire, non riesco a vedere in questo disco la magia decantata da tanti sulla carta e sulla rete, quello che mi viene da pensare è che sia sbagliato io!!! Il disco è ben fatto, la confezione perfetta, i suoni sono quelli giusti, anche la voce, i cori... eppure mi lascia un senso di vuoto, di sintetico, di falso, un disco senza un’anima, senza un’impronta... una menzione particolare invece per i testi: Brian Fallon mi ha fatto entrare nella sua vita, con le sue storie tormentate e credo e spero, maledettamente vere. Una grande penna, questo glielo devo riconoscere, non gli affibbio pesanti eredità (tutti cercano il nuovo Springsteen e vedono in lui uno dei candidati) aspetto e spero che il talento espresso per la scrittura riesca a fargli trovare idee fresche e personali anche dal punto di vista musicale.
Del resto dopo la primavera (Springsteen), passata l'estate, arriva l'autunno (Fallon)!!! (ops!)

sabato 24 settembre 2011

Wilco - Whole love



Surprise, surprise!!!
Gli Uncle Tupelo mi hanno cambiato la vita! Nel senso che hanno saputo inventare una miscela di suoni incredibile. Dal momento loro scioglimento in poi, ho seguito con la stessa dedizione le carriere separate di Jeff Tweedy e Jay farrar rimanendo però più legato al suono di quest’ultimo e se dovessi scegliere tra un concerto in contemporanea di Wilco e Son Volt, sceglierei Son Volt tutta la vita... Sono un conservatore? non saprei, forse si... ma ad ogni uscita discografica dell’uno e dell’altro mi domando come sarebbe intrigante se le loro sensibilità musicali potessero ancora una volta fondersi per ricreare quel sound unico ed irripetibile targato Uncle Tupelo che vanta il record di tentativi di imitazione!!! Se un fiume ad un certo punto venisse separato in due torrenti, perderebbe forza, impetuosità e vigore e anche se troverebbe una strada nuova per arrivare al mare non sarebbe più lo stesso. Il fiume Jeff Tweddy si è dato molto da fare, ha scavato sotto terra, ha deviato percorso più volte, ha saltato crepacci mostrando ogni volta lati diversi del suo genio compositivo, stravolgendo la line-up iniziale della band; Jay Farrar è rimasto a scorrere in pianura in un letto tranquillo ma in acque costantemente limacciose! Mi intriga l’introspezione di Farrar quanto i mutamenti umorali e compositivi di Tweedy che con Wilco ha dato sfogo alla sua infinita creatività! Detto ciò? Dopo 215 parole affermo con convinzione che questo è il più bel disco di Wilco! Whole Love  è la loro quintessenza, il pop immediato di Wilco (The Album) affiora marginalmente così come le sperimentazioni di Yankee hotel foxtrot e album attigui, la confusione sonora è solo apparente perchè in queste 12 canzoni sono riusciti finalmente a comprimere quello che sono... tendenzialmente una rock band legata alle più nobili radici americane con l’ossessione di sentirsi una band pop. Sono sopiti i personalismi, scomparsi gli eccessi, hanno badato al sodo, alla musica e di questa ne troviamo a secchiate! C’è ancora tanto pop in Whole Love ma è tratteggiato, negli spazi bianchi c’è spazio per tanto rock, jazz e divertenti giochi sonori, ecco allora che la noia che era solita assalirmi circa a metà dei dischi di Wilco qui non c’è, potrei ascoltarlo per ore senza annoiarmi perchè c’è sempre qualcosa da scoprire, una sfumatura da cogliere, una citazione da interpretare ci sono matrici pop, country, folk, rock, jazz, ci sono i Beatles (Sunloathe sembra uscita da Abbey Road), le armonie dei Beach Boys, la giocosità di Elvis Costello, le atmosfere di Neil Young,  le costruzioni di Randy Newman e l’ombra di Bob Dylan! Insomma Whole Love sembra un disco degli anni ’60... l’ho detto!!! La dimensione di Wilco mi piace, mi completa, mi fa sentire a mio agio continuo a preferire Son Volt ma a questo Whole Love, in questo momento, faccio fatica a rinunciare!

Tom Russell - Mesabi



Impressioni di Settembre
Tom Russell ha 58 anni ma canta come uno di 28... che invidia! Tom Russell ama la musica, questo anch’io, la differenza è che io ne parlo e la passo in radio con passione, lui quella passione riesce a trasmetterla attraverso le sue canzoni. Tom Russel per me è come uno zio d’america, ci sono affezionato anche se a malapena lo conosco avendolo visto quando ero piccolo e me lo ricordo solo attraverso le foto o dagli auguri che manda puntualmente ogni natale. Quando esce un disco di Tom Russell mi sento in obbligo di comprarlo, per rispetto, perchè so che non mi deluderà, perchè so che glielo devo... ho compact-cassette, vinili, cd, MP3, AAC... ma non chiedetemi di ricordare una canzone... di  questo Masabi però, dopo il primo ascolto, conosco ogni nota, ogni parola, ogni respiro, ogni passaggio, ogni strumento... quanti dischi ha fatto Tom Russell? Non lo so! Non mi importa, ne ha fatto uno straordinario, quello che ho inserito nel lettore dell’auto alle 12.30 di oggi e ha continuato a suonare ininterrotto per ore ed ore dalla A14 a casa poi sull’iMac ed ora sull’iPhone (la Apple mi deve riconoscenza!!!) e che continerà a suonare fin quando gli occhi non mi si chiuderanno, e spero decidano di farlo su Love Abdides! Ho la sabbia su tutto il corpo, il sole mi ha bruciato gli occhi e la sete mi ha seccato la bocca, sono arso dal suono di Mesabi e A Hard Rain's A-Gonna Fall di Dylan con Lucinda Williams e Calexico è un miraggio che arriva dopo la fine del disco e non vale da sola il prezzo (come purtroppo ha detto qualcuno), Tom Russell ha reso solo incredibile una bella canzone ma è il resto del disco che mi lascia sbalordito! Mesabi è una cavalcata straordinaria, Farewell Never Never Land  sembra uscita da un musical su Peter Pan, Sterling Hayden ha una parte di recitato e una di cantato e poi ci sono le trombe, il pump organ di A land called “way out there” non sfigurerebbe anche cantata da Tom Waits! Ancora trombe (che belle le trombe usate così) Telemann sarebbe orgoglioso di sentire tante trombe a segnare il cammino attraverso questo sentiero di sabbia ardente, in un batter d’occhio sono arrivato a metà disco che rilascia grandi ballate come fossero caramelle, è un disco talmente intenso che non ho tempo di metabolizzare una canzone che già sono rapito dalla seguente, senza sosta, senza respiro, giù, una ballata dietro l’altra come fossero tanti bicchieri di whiskies bevuti al saloon. Goodnight, Juarez trova l’accordion di Joel Guzman insieme a Burns e Convertino e ancora la tromba di Valenzuela.... è meravigliosa. In Jai Alai sembra entrare anche Howe Gelb con i suoi Band og Gypsies. Love abdie conclude come meglio non si potrebbe il disco, a seguire la rilettura di Hard rain... e The Road To Nowhere, pezzo usato per il film omonimo presentato al festival di Cannes nel 2010!

Disco incredibile, imperdibile, intenso e poi non trovo più altri aggettivi consoni che inizino con la “i” altrimenti proseguirei... Mesabi è tra i più bei dischi dell’anno ed anche tra i più bei dischi di Tom Russell, al momento è la mia colonna sonora per l’ingresso trionfale nell’autunno!!!

venerdì 23 settembre 2011

Donald & Jen MacNeill with LOWLANDS - Fathers & Sons


12 colpi diretti al cuore...
Colonsay è un’isola scozzese con una popolazione di 78 abitanti. Ed Abbiati, nei primi anni 90, vi conobbe un pastore di nome Donald “Pedie” MacNeill per il quale ha lavorato durante il periodo della tosatura delle pecore, ma Pedie non era solo un insegnante o un contadino o un pastore, ma uno che alle orecchie di Ed apparì come un eccezionale cantastorie che nel tempo libero scriveva canzoni e teneva concerti per i restanti 77 abitanti dell’isola. A 20 anni di distanza Ed chiede a Pedie di mettere su disco le sue storie e insieme a Roberto Diana produce questa straordinaria testimonianza musicale, supportato egregiamente dai LOWLANDS. Pedie arriva in Italia insieme a sua figlia Jen MacNeill e in una settimana registrano il disco in una piccola casa rosa vicino a Pavia!
Questa è in breve la storia, il risultato ottenuto è incredibile per quanto il disco sia denso di poesia, emozioni, storie di vita che Pedie ha conservato per pochi intimi nel corso di tutti questi anni ed ora è riuscito a rendere immortali.
Il titolo è significativo: Fathers & sons perchè racchiude il legame tra Ed e LOWLANDS a Pedie, proprio come quello tra un padre e i suoi figli musicali.
Il disco brilla di luce propria, racconta storie di vita quotidiana, sprigiona odore di terra umida e di mare,  è come una tela bianca dove ogni accordo, ogni nota, ogni parola aggiunge una pennellata di colore raccontando storie semplici, reali, toccanti. Un disco che, canzone dopo canzone, completa quella tela, alcuni tratti sono più vecchi di altri e allora vedo il verde fondersi col grigio, il blu assumere tutte le sfumature del mare e del cielo e percepisco il silenzio assordante di alcune giornate e il rumore soffuso della natura che è viva; e così che ogni pezzo mi fa immaginare affreschi, foto, paesaggi e storie di quella terra che non ho mai visitato, ma che ora sento mia, che vedo passarmi davanti con i suoi campi, le sue coste, le sue case, la sua gente i suoi odori e colori. Il disco pulsa, è vivo e mi coinvolge totalmente e ad esso, come spesso mi capita di fare, mi abbandono totalmente.
Il lavoro svolto da Ed, Roberto (come produttori) e il resto della band, è meraviglioso. L'immagine che mi viene in mente per descriverlo è quella del vento che sostiene il volo di un aquilone dove Pedie è l'aquilone, libero di alzarsi in volo spargendo poesia eleganza e bellezza su chi lo guarda danzare nell'aria e la band è il vento senza il quale l’aquilone non potrebbe volare così in alto, nello stesso tempo però è forte, sapiente e discreto e riesce a rendere quel volo maestoso. A reggere la matassa infine sono Ed e Roberto che guidano come esperti aquilonisti la vela a compiere straordinarie acrobazie.
Alla fine sono commosso dalle storie di Pedie, dalla sua di storia, dall’atmosfera incontaminata ed inebriante che le sue canzoni sanno emanare, sono commosso dalla grande sensibilità profusa da tutti quelli che hanno partecipato alla realizzazione di questo disco perchè lo hanno reso vivo ed emozionante, vivendolo in prima persona, cogliendo la grande umanità di Donald “Pedie” MacNeille e lasciandoci così un incancellabile segno del suo grande talento.

P.S. grazie a Ed per aver condiviso con me tutto questo!




http://www.lowlandsband.com/?page_id=12

giovedì 15 settembre 2011

Blitzen Trapper: American Goldwing (Full Album)



Blind Pilot: We are the tide



L'odore del pane
I Blind Pilot hanno l’odore del pane appena sfornato quell’odore acre che mi pizzica la gola, che si spande nell’aria la mattina presto quando il cielo viene rischiarato dai primi raggi del sole che sta per nascere, quando le strade sono semi-deserte, quando penso di avere tutta una giornata davanti, da scoprire, da assaporare, da vivere. I Blind Pilot sono buoni, soffici, fragranti e freschi, rilasciano spontaneità e semplicità che mi regala serenità e voglia di fare le cose. Aspettavo la loro uscita da tempo perché ero rimasto folgorato dal primo disco, in We are the tide trovo una lieve conversione dalle atmosfere acustiche a quelle più pop, non ho trovato canzoni che mi abbiano colpito più di altre, complessivamente però il disco mi ha lasciato un buon sapore perché i Blind Pilot non hanno perso la voglia di fare musica girando per gli States in bicicletta e questo si respira a pieni polmoni tra le 10 tracce del disco che soffia su di me le sue melodie morbide e leggere. Così è facile per me perdermi nel lato nascosto della luna grazie ad Half moon galleggiando in assenza di gravità sulle note di Always nascondermi tra le dune del Mare della tranquillità e giocare a nascondino con Keep you right saltellando allegramente sull’andamento di We are the tide e a lunghi balzi imbattermi all'improvviso nella sublime visione della terra attraverso i riflessi di The colored night per poi surfare nello spazio sostenuto da I know fino ad approdare su una sabbiosa spiaggia di una sperduta isola dell’Atlantico con White apple ad ammirare le stelle e rimanere li con Just wine a farmi accarezzare dalle onde e dal vento caldo prima di riprendere il viaggio su di una barca dalla vela bianca trasportata dal delicato soffio di Get it out fino ad arrivare ad ammirare la skyline illuminata di New York da Ellis Island con gli occhi dei primi europei arrivati nella terra delle opportunità e sentirmi straniero, in una terra straniera colmo di gioia, di paura e di speranza.

giovedì 8 settembre 2011

Jim Ward: Quiet In The Valley, On The Shores The End Begins


Il mondo di Jim
Penso che le tendenze musicali di ciascuno siano scritte nel codice genetico, le mie sono scolpite! Nick Drake, John Grant, Josh Garrels, Damien Rice, Beirut, Decemberists, Counting Crows, Band of Heathens... provocano le medesime reazioni chimiche all’interno del mio organismo, mi fanno stare bene! Sarà la seratonina o un certo numero di sinapsi che si attivano!!... non saprei... fatto sta che Jim Ward (malgrado la cover) mi regala momenti di assoluto oblio, di torpore diffuso e di prolasso lobo-temporale. Sono sempre stato così come raccontano queste canzoni, sono musicalmente così, mi esalta più Waves in Spanish di Jump dei Van Halen perchè c’è quel sottile velo romantico del mal de vivre che mi ha sempre accompagnato nella mia permanenza terrena. L’incedere di queste canzoni quindi è come lo specchio della mia vita che si esalta con My town e trova rifugio in Decades, non un malessere ma piuttosto un modo d’essere che trova forza dove forza non c’è e il nutrimento necessario attraverso ballate o melodie che si crogiolano, si arrovellano si piegano su se stesse fino a che non intravvedono una piccola lama di luce che esce da un pertugio e che incominciano a seguire fino a che diventa sempre più grande e le conduce a sbucare fuori dalla loro tana e a quel punto o escono e ne rimangono  abbagliate oppure non trovano la spinta necessaria per oltrepassare l’uscita, sostanzialmente perchè non lo vogliono, perchè stanno bene così nel loro non-arrivo.... come All that we lost che sembra voler fuggire ma quando è il momento di uscire, si ferma, pensa, ed alla fine torna sui suoi passi. Mystery talks riesce ad uscire ma rimane immobile a guardare e ad imprecare, Broken songs invece fugge, corre ma è preoccupata perchè pensa al ritorno mentre Take it back è irrazionale e riesce ad abbandonarsi alla luce ma non totalmente, sempre con riserva.... É così che la musica risponde alle mie domande esistenziali, mi risponde a suon di sensazioni a quello che altrimenti farei fatica a contestualizzare con le parole.  Ci sono tanti modi per approcciarsi alla musica, il mio è sostanzialmente introspettivo, cerco nelle canzoni quello che sono, quello che mi rispecchia e quello che vivo quotidianamente, un disagio esistenziale che credo sia proprio di chiunque si guardi dentro almeno una volta al giorno. L'inquietudine che mi trasmette Jim Ward è come il riflesso della mia anima che si trova a confrontarsi a combattere a porsi molte domande, forse financo troppe, alla ricerca di un comune stato d'essere dove trovare sostegno e risposte e sta di fatto che dentro il mondo di Jim mi ci trovo proprio bene.

mercoledì 7 settembre 2011

Beirut: The Rip Tide



Rapimento e riscatto!
Non riesco ad esprimere quello che mi provoca l’ascolto di Beirut, è un misto di euforia, malinconia, colori seppiati, tinte impressioniste ma anche odore di foglie secche e di primavera che esplode... è come se mi svuotasse e mi riempisse in un misto di emozioni contrastanti, devastanti, inconsce che tolgono il fiato. Beirut è un’attesa di qualcosa che non trova fine, di qualcuno che non arriva, è una speranza, una negazione è un annegare per poi ritornare in superficie per respirare, e poi ancora giù! A candle’s fire con la fisa e le trombe mi fa strippare la luppo 4 volte prima di passare a Santa fe che ascolto come se avessi un groppo in gola, lo stomaco contratto e denti serrati, The Rip Tide è un disco fisico che mi coinvolge interamente, mamma mia, non riesco a tirare il fiato.... East Harlem aumenta la stretta e la tensione non si allenta e mi lascia a navigare nel limbo delle emozioni sospeso nel vuoto, è solo con Goshen che la mia inquietudine trova riparo, è un piumone che ti copre mollemente nelle fredde notti d’inverno ma è anche il vento di marzo che porta il suo odore di primavera e mi mette addosso una gran voglia di correre verso l’orizzonte. Che belli i violini e l’accordion di Payne’s bay, sa proprio di mare la sera, con l’aria umida pregna d’acqua e di spruzzi salati che colpiscono il volto mentre The rip tide è il massimo da spararmi in cuffia quando giro in centro, è la soundtrack perfetta per la vita urbana che mi circonda e per la sua varia umanità, e sono io, solo, a navigare sorridente sul mare composto dai san pietrini con il vento a contrapporsi all’avanzata, Vagabond mi fa stare bene, odora un po’ di appena piovuto, con questa nelle orecchie potrebbe accadermi di tutto e non me ne accorgerei anche perchè, con questa, non potrebbe accadermi nulla di male. La sacralità di The Peackock è ssuggellata dall’organone che ne ricama le melodie, questi 4 accordi suddivisi equamente tra maggiori e minori, non mi lasciano scampo e mi ci abbandono totalmente ed incondizionatamente. L’ukulele di Port of call regala un sapore del tutto particolare, la sensazione è quella di quando si lasciano gli amici alla fine delle vacanze, nostalgia, ricordi, voglia di restare con la consapevolezza che quella magia non si ripeterà mai più ma con la certezza di volerci comunque riprovare ed è quello che rifarò ricominciando l’ascolto di questi 33 minuti assolutamente incredibili. The rip tide di Beirut mi ha stregato, rapito il corpo e l'anima!!!

giovedì 25 agosto 2011

Jonathan Wilson: Gentle spirit


Le nuvole di Jonathan...
Ci sono giornate in cui l’odore dell’aria, i rumori che mi sono intorno, il sapore del cibo mi riportano sensazioni già provate da bimbo, da ragazzo, da adolescente... insomma sei dejà-vu gusto-tattil-oto-olfattivi. Ascoltare questo disco mi ha fatto lo stesso effetto, quello di avere già vissuto in qualche momento della mia vita le sensazioni e le emozioni che offre.  Caldo, molto caldo... steso al sole con occhiali scuri ed occhi chiusi, sento passare le canzoni di Gentle spirit come le nuvole che per un attimo oscurano il sole e regalamo quell’istante di sollievo, ecco queste 15 canzoni sono come 15 nuvole che scivolano leggere sopra il mio corpo immobile, mi basta sentirne passare una ogni tanto per trovare ristoro, sono di forme diverse la prima (Gentle spirit) assomiglia ad un gabbiano che vola libero nel cielo; Can We Really Party Today? ha la forma di un aquilone che a volte viene sbattuto dal vento ed altre trova stabilità; Desert raven è un gatto che si apposta, corre, salta e torna a nascondersi; Canyon In the Rain sono fili di fumo che si propagano in mille direzioni, dispersi dal vento come i miei pensieri; Natural Rhapsody è una mamma orsa che gioca con il suo cucciolo; Ballad of the Pines è un gomitolo di lana che si srotola pian piano; The Way I Feel sono le vele di una barca spinte dal vento verso il mare aperto; Don't Give Your Heart to a Rambler è un bimbo in fasce nella sua culla che la mano della mamma spinge delicatamente; Woe Is Me è proprio una nuvola dalle guance gonfie che spazza via con un soffio tutte le altre; Waters Down è un profilo di volto umano che guarda verso il mare; Rolling Universe è una torta di mele ; Magic Everywhere, oltre che a ricordarmi Young di 40 anni fa, è un’altalena legata al ramo di un albero che ondeggia, appena lasciata libera dal bimbo che la cavalcava; Valley of the Silver Moon è una mongolfiera che roteando vola in alto, sempre più in alto fino a dissolversi nel blu; Morning Tree è proprio un albero dalla grande chioma che mi invita sotto la sua ombra; Bohemia è una ballerina di bianco vestita con le braccia protese verso l’orizzonte  e il viso sorpreso a guardare il sole che tramonta! Della storia di Jonathan poco mi importa perchè solo a 37 anni abbia rilasciato ufficialmente il suo primo disco, sono affari suoi,  l’importante è che lo abbia fatto e che Gentle Spirit, per questa fine estate, sia con me!

mercoledì 24 agosto 2011

Stratocater's heroes!!!



In memoria di Stevie Ray Vaughan & Jeff Healey
A pochi giorni di distanza dal 21°anniversario della morte di Stevie Ray Vaughan (27 agosto 1990) sento un fottuto bisogno di fare outing! Il 1990 è stato un anno terribile, un anno in cui la morte ha bussato alla mia porta di casa, un anno che non ha portato nulla di buono!!! Tronfio di saccenza e ottusità, barricato all’interno del mio castello di certezze, ho escluso SRV dai miei ascolti perchè... non so, Hendrix popolava le mie playlist e forse mi bastava, non ero propenso a rivisitazioni blues ma intento alla scoperta di pianeti musicali nuovi, era bianco, quindi poco credibile... non mi interessava la tecnica o la sua capacità di dare un’anima a quel legno sagomato con sei corde come Geppetto con Pinocchio, non so perchè... ma sta di fatto che con la saggezza dei 30 anni ho scoperto che questo ragazzo texano avvezzo all’alcool ed alle droghe, in alcuni momenti sorpassava perfino il maestro!!!! La rivalutazione ha contribuito a riempire lo scaffale di tutti i CD e di ascolti fiume, soprattutto dei suoi concerti... SRV è stato un grande, tra i più grandi di sempre, chiedo scusa a Stevie, a Christian, a Patrick e a tutti quelli ai quali non ho dato ascolto quando era il momento di farlo. Nella mia personale classifica di 47enne tra i più grandi chitarristi di tutti i tempi, metterei al primo posto Jimi Hendrix, al secondo Stevie Ray Vaughan e al terzo Jeff Healey, l’unico capace di tenergli testa, poche volte condivisero il palco ma quando lo fecero, amici miei fu catartico! La Fender dal 1992 produce la Stratocaster Stevie Ray Vaughan, Jeff ci ha lasciato nel 2008 a causa di una malattia agli occhi che lo aveva reso non vedente fin dall’età di un anno. Ecco amici, ora sto meglio vi lascio un video dei nostri eroi... grazie Stevie, grazie Jeff e perdonatemi per la mia poca fede...

martedì 19 luglio 2011

Jon Allen: Here Tonight


Noi, uomini e musicisti del terzo millennio
Penso che i vari Dylan e tutti gli altri ultra sessantenni siano dei mostri sacri, degli intoccabili, dei geni, entrati nella Hall of Fame della musica, credo che abbiano scritto canzoni che rimarranno scolpite nel cuore di ogni abitante della terra, senza di loro la vita non sarebbe la stessa... ma bastaaaaaaaaa!!!! Non ne posso più!!! Senza Dylan Jon Allen al 99% non esisterebbe (musicalmente parlando) e non avrebbe potuto scrivere Sweet Defeat ma cazzo il mondo va avanti, i mercati cambiano, gli equilibri mondiali si spostano, le risorse primarie si esauriscono, bisogna trovare energie alternative.... Jon Allen è il presente e come lui tanti altri ma nel mondo facebook piace “solo” a 1254 persone, me compreso!!! Qui qualcosa non va!!! 11 splendide canzoni che fanno stare bene, fresche, allegre, belle... cose che gli ultrasessantenni si sognano di scrivere, non saranno dei “capolavori” che resisteranno a generazioni ma è la musica di oggi, quella del 2011 ed è questa quella che voglio ascoltare e programmare!!! Senza i Beatles non sarebbe esistita Love's Made a Fool Out of Me, ma senza Meucci non sarebbe esistito l’iPhone, quindi oggi non diciamo che Meucci ha creato l’iPhone ma è stato Steve Jobs che senza Meucci però non avrebbe potuto crearlo!!! Io mi guardo intorno, sarà difficile trovare dei nuovi geni perchè ormai tutto è stato inventato, i padri resteranno sacri ma i figli stanno creando eccome!!! cose belle, forse già ascoltate, ma se dovessi scegliere ora, tra un concerto di Dylan e Allen, vado a quello di Allen. Non so, sono curioso, mi piace provare, ascoltare cose sempre nuove, intuizioni e sensibilità diverse, confrontarmi,  provare nuove emozioni più vicine all’epoca in cui sto vivendo, innamorarmi quotidianamente di quello che il mondo della musica è in grado di offrirmi. Adoro Jon Allen e chi come lui mi regala brividi come quelli offerti da Joanna! Mi sembra, ascoltando Springsteen, Dylan, Young... di ricordare... di pensare... che bravi! che belle canzoni... ma di vivere nostalgicamente un’epoca che è passata! Senza Garibaldi e gli altri eroi del risorgimento non ci sarebbe stata l’Italia ma senza Luigi Calabresi, Peppino Impastato, Sandro Pertini.... avremmo un’Italia diversa... Sono stanco di aprire Facebook e di ritrovarmi fiumi di versioni differenti di canzoni del Boss, dei Beatles e del passato!!! Voglio svegliarmi con Jon Allen, Josh Garrels, Amanda Shires... ed addormentarmi cullato da Here tonight! Amo la musica, è la mia vita, ho bisogno di lei come dell’aria che respiro ed è per questo che tutti i santi giorni apro le finestre e faccio entrare dell’aria fresca, pura ed incontaminata per ritemprare le mie vecchie membra e mantenermi vivo!!!
P.S. Grazie a Eddy Cilia per la sua recensione a pag.88 del Mucchio di Luglio/Agosto 2011.

sabato 16 luglio 2011

Hugh Laurie: Let them talk


Cartoline da New Orleans
Sono ipocondriaco! non riesco a vedere telefilm ispirati a casi medici dai tempi del Dottor Kildare e del Dr. Queen, ho provato con Dr. House ma nonostante il sarcasmo presente dopo ogni episodio manifestavo sintomi reali di lupus!!! Ma lui! Lui, Hugh è fantastico, un innamorato del blues, e questo Let them talk è un viaggio straordinario all’interno della musica più bella del mondo attraverso i grandi che la hanno resa quella che è. Let them talk è un Medicine show del 2011 dove gli sciroppi miracolosi sono tradotti in musica, ad ascoltarlo,  canzone dopo canzone,  mi sembra di sfogliare, un album di foto ingiallito dal tempo che, grazie alla forza di Hugh, dei musicisti che lo hanno accompagnato (Allen Toussaint, Irma Thomas, Dr. John, solo per citarne alcuni) e alla produzione di Joe Henry riprendono colore come quando all’inzio del ‘900 si era usi a colorare le foto, ogni nota una pennellata, ogni strumento un colore, ogni canzone un tonico per il corpo e per l’anima, una raccolta di storie che mi porta a camminare per le strade ed entrare nei locali fumosi e dal pregnante odore di alcol di New Orleans, città dove questa musica ha trovato linfa vitale! Ogni canzone è una emozione troppo forte, di quelle che ogni volta mi spinge sullo sterno, mi inibisce il respiro e che quando si libera dentro di me allora mi libera “il sospirone”. Amo il blues! Ma Hugh Laurie me lo sta facendo adorare, la sua rilettura dei classici di questa musica forse farà storcere il naso ai puristi del genere, ma quello che mi trasmettono queste canzoni è l’amore, la passione e la gioia che il Dr. House ha infuso dentro di esse... alla fine rimango ipocondriaco ma queste canzoni sono in grado di curare qualsiasi malattia!

giovedì 7 luglio 2011

Josh Garrels: Love & war & the sea in between


E il naufragar m'è dolce in questo mare...
Ci sono giorni nei quali non basta niente, quei giorni che vorresti trovare riposo ma nulla sembra adatto, quei giorni che ti sembra di perdere tempo ma che non sai come occuparlo perchè nulla può colmare il vuoto dentro di te, quei giorni in cui la tua mente scova tutti i fili pendenti nella tua vita e si accorge che non riuscirà mai ad annodarli tutti, ecco, questi sono quei giorni e aver incontrato Josh Garrels non è un caso. Mi basta ascoltare le prime tre: White Owl, Flood waters e Farther along, chiudere gli occhi ed abbandonarsi totalmente perchè tutto mi appaia possibile, bello, raggiungibile che la stanchezza e la fatica si sciolgano come neve al sole che la mia mente torni a rivedere tutto il positivo che c’è nella mia vita. Questa è la musica, quando si ha bisogno Lei c’è, assume varie sembianze, ti cerca, ti trova, ti ama! La musica è la risposta a qualunque cosa, è il mio modo di comunicare con la realtà ed interagire con essa, ogni giorno ha la sua canzone, ogni periodo ha il suo cantante ma che cos’è Love & war  the sea in between? Una barca che mi raccoglie, mi culla, mi riscalda, mi ripara è dentro queste note che riesco a trovare rifugio, forza e consolazione una forza che mi solleva e mi trasporta dentro e fuori della realtà attraverso questa musica vedo tutto più chiaro, è la mia trascendenza il mio io che si dilata al di sopra di me attraverso il quale mi vedo, mi apro, mi parlo, mi capisco! Una musica che mi strappa l’anima e la ricompone, che mi solleva e mi lascia cadere che mi calma, mi agita mi completa. Ci sono tutti John Grant, Damien Rice, David Gray, Coldplay e nessuno... io ci sono insieme ad altri centomila me ma anche solo come recita Ulysses che da solo naviga nel mare della vita. Love & war & the sea in between è il mio porto, il mio approdo sicuro, la mia ancora, il mio faro la mia rotta da seguire Josh Garrels è il mio capitano e questa nave non l’abbandono perchè con questa musica non si va mai a fondo e se capitasse ti riporterebbe comunque sempre a galla.

venerdì 24 giugno 2011

Joe Ely: Satisfied at last


Tra il Texas e le coste di Sgrigna!!
L'asfalto è bollente, l'aria calda brucia la pelle del viso, gli occhi sono due fessure... sto cavalcando il mio cavallo di latta ma potrei essere da tutt'altra parte... le cuffiette dell'ipod stanno per esalare il loro ultimo respiro senza limiti di volume mi invadono delle note di The highway is my home, comincio a vedere dei cactus su via covignano e dei condor girarmi sopra quando decido di fermarmi al pozzo dissetante di Not that much is changed, serpenti di foglie mi attraversano la strada e vengo abbagliato da Satisfied at last le cui chitarre mi arrivano da destra e da manca creando delle piccole trombe d'aria sonore all'interno del mio cranio costretto nel casco. Attraverso un tranquillo ma vivace paese in festa attorniato da persone che si muovono al tempo di Mockingbird hill, il paesaggio si apre a dolci colline degradanti con i filari che si stanno riempiendo dell'uva che a settembre diventerà sangiovese e suona You can bet me gone,  la vista da qui è bellissima il mare, i monti e la collina, il vento si è fermato, e il silenzio viene riempito da Leo and Leona. Sono le 18 il sole è come un abbraccio caldo e sulla fisarmonica di Live forever mi lascio andare in folle giù per la discesa, la reggae-country Roll again mi vede dimenarmi sul sellino, senza piedi, senza mani... volooooooooo!!!! I am a man now è blues e richiede ancora un rombo di motore,  metto la seconda, riaccendo e mi infilo tra il tunnel naturale di alberi, perdo la percezione della vista per qualche attimo ma è bello perdersi per poi ritrovarsi, sono al semaforo e Circumstance è la ballad che ci vuole per concludere la cavalcata, mi accompagna fino a casa dove mi siedo all'ombra con birra e zighi.... Adoro Joe Ely!!! e pensare che solo fino a qualche anno fa il periodo estivo ci lasciava orfani di musica, ora fortunatamente i tempi sono cambiati e Joe con questo Satisfied at last, sembra aver ritrovato la quadratura del cerchio, un disco straordinario con tratti di Lloyd Maines e tutto quanto di buono si possa desiderare per questa estate appena iniziata... ah, il mio viaggio? sulla mia PX 150 dell'86!!!

Nota: Le Coste di Sgrigna (trad: ridarella) è una strada con tante curve e salite che attraversa le colline e collega Rimini a Verucchio, detta anche: il paradiso dei ciclisti!!!